39 cammelli
Si narra che un ricco sceicco arabo lasciò in eredità ai suoi quattro figli maschi 39 cammelli, con la clausola di doverseli dividere secondo le sue volontà, pena la perdita di tutto.
Metà dovevano andare al primogenito, un quarto al secondogenito, un ottavo la terzo figlio, ed un decimo dei cammelli all'ultimo, curando con ogni attenzione la salute degli animali che non potevano essere venduti o uccisi.
I figli andarono nel deserto a discutere, ma non fecero che litigare perché non sapevano come fare per rispettare le volontà del padre.
Erano in un momento critico della discussione, quando in lontananza videro arrivare un saggio errante a dorso di cammello. Si avvicinò ai fratelli, alla loro richiesta di aiuto si fece spiegare il problema e così rispose:
"Ai vostri 39 cammelli aggiungo il mio e fanno 40; al primo di voi va la metà: 20 cammelli; al secondo un quarto: 10 cammelli; al terzo un ottavo: 5 cammelli; all'ultimo un decimo: 4 cammelli. 20+10+5+4 fanno 39 cammelli. é rimasto il mio che se permettete mi riprendo". E se ne andò.
Certo, in tutta la mia vita non mi è mai capitato di dover dividere un gregge di cammelli, ma questo racconto mi ha ugualmente portato a riflettere.
Riflessione banale:
Anche i problemi della vita che sembrano più difficili possono essere risolti, anche semplicemente, basta applicarsi un pò
Riflessione facile:
Molti problemi difficili si risolvono facilmente con la giusta chiave di volta, o con l'ottica giusta.
Non serve un grande saggio per riuscirci, ma è il fatto di riuscirci che ti rende saggio.
Mi è stato detto che la genialità è stare dentro il bosco e non limitarsi a vedere solo tanti alberi.
Trovo che sia vero.
Riflessione vera:
Da un racconto che parla di ragionamento trasversale, perchè limitarsi ad un'analisi diretta del testo?
La cosa che più mi ha incuriosito è stata il contesto.
Perchè diavolo un padre dovrebbe fare un tiro così bastardo ai suoi figli?
E perchè mai i figli si dovrebbero scomodare ad assecondare le stranezze di questo padre?
Certo, loro sono stati fortunati ad avere a disposizione un saggio molto portato con la matematica e molto poco per l'onestà (in fin dei conti ha barato, se ci pensate bene...), Ma cosa sarebbe successo se non avessero avuto tutta quella fortuna?
Sarebbero rimasti intrappolati fra il senso del dovere e l'impossibilità del compito, tipica situazione che fà da porta d'ingresso per stress e nevrosi varie.
Purtroppo, per un qualche perservo meccanismo cerebrale, il senso del dovere è una delle spinte più forti che ha l'uomo.
Per lui lavoriamo 12 ore al giorno, le madri anche 18, la gente è andata a morire in guerra, guidiamo attentamente per non mettere in pericolo i passeggeri, ingoiamo i peggiori insulti dal partner o dall'amico perchè "è giusto sacrificarsi per il rapporto".
Certo, alcuni lo provano raramente, altri, anche se rari, ne sembrano stranamente immuni.
Per la maggior parte delle persone è tanto radicato che si illudono che sia una propria libera decisione.
Non dico che bisogna fare solo i propri interessi, anzi.
Personalmente sono parte di quella fetta di popolazione che sente con molta forza il concetto di "Dovere", anche se non con il senso negativo che gli si attribuisce di solito.
Sono ben lungi dall'essere disposto ad immolarmi per esso.
Il proprio rapporto con il senso del dovere, credo che per gli psicologi sia il SuperIo, non è una cosa banale, ma di sicuro ci permette di scoprire molto su di noi.
Certo, quello che si scopre di rado ci piace, ma è un rischio che bisogna correre.
Tutti noi culliamo nella nostra mente una piacevole e stereotipata immagine di noi, spesso mantenuta proprio per via del nostro senso del dovere, contemporaneamente causa ed effetto di questa immagine (faccio questo perchè sono sicuro di essere così, e credo di essere così perchè faccio questo).
Andare a guardare sotto il "tappeto mentale" che nasconde tutto lo sporco è compito triste ma necessario, indispensabile prima che il veleno accumulato ne sgorghi.
Far pesare sugli altri quel che facciamo, spesso senza che ci sia neppure stato richiesto, scatenando ondate di recriminazioni e rancori.
Dolore, tristezza, stress.
E' un argomento difficile, e approfondirlo spesso provoca effetti drammatici, per noi e per chi ci stà intorno.
Ma superati questi momenti difficili, con il tempo si capisce che si possono fare tante cose perchè è giusto, ma senza il peso del sacrificio, alleggerendo il nostro spirito e i nostri rapporti.
Cerco di fare in modo che ciò che faccio sia per mia scelta, non per obbligo, quindi con la libertà di scrollarmi di dosso tutto, senza farlo pesare sulle mie spalle e su quelle altrui.
Lo ammetto, non ci riesco sempre.
Ci provo, ma è comunque un inizio.
Metà dovevano andare al primogenito, un quarto al secondogenito, un ottavo la terzo figlio, ed un decimo dei cammelli all'ultimo, curando con ogni attenzione la salute degli animali che non potevano essere venduti o uccisi.
I figli andarono nel deserto a discutere, ma non fecero che litigare perché non sapevano come fare per rispettare le volontà del padre.
Erano in un momento critico della discussione, quando in lontananza videro arrivare un saggio errante a dorso di cammello. Si avvicinò ai fratelli, alla loro richiesta di aiuto si fece spiegare il problema e così rispose:
"Ai vostri 39 cammelli aggiungo il mio e fanno 40; al primo di voi va la metà: 20 cammelli; al secondo un quarto: 10 cammelli; al terzo un ottavo: 5 cammelli; all'ultimo un decimo: 4 cammelli. 20+10+5+4 fanno 39 cammelli. é rimasto il mio che se permettete mi riprendo". E se ne andò.
Certo, in tutta la mia vita non mi è mai capitato di dover dividere un gregge di cammelli, ma questo racconto mi ha ugualmente portato a riflettere.
Riflessione banale:
Anche i problemi della vita che sembrano più difficili possono essere risolti, anche semplicemente, basta applicarsi un pò
Riflessione facile:
Molti problemi difficili si risolvono facilmente con la giusta chiave di volta, o con l'ottica giusta.
Non serve un grande saggio per riuscirci, ma è il fatto di riuscirci che ti rende saggio.
Mi è stato detto che la genialità è stare dentro il bosco e non limitarsi a vedere solo tanti alberi.
Trovo che sia vero.
Riflessione vera:
Da un racconto che parla di ragionamento trasversale, perchè limitarsi ad un'analisi diretta del testo?
La cosa che più mi ha incuriosito è stata il contesto.
Perchè diavolo un padre dovrebbe fare un tiro così bastardo ai suoi figli?
E perchè mai i figli si dovrebbero scomodare ad assecondare le stranezze di questo padre?
Certo, loro sono stati fortunati ad avere a disposizione un saggio molto portato con la matematica e molto poco per l'onestà (in fin dei conti ha barato, se ci pensate bene...), Ma cosa sarebbe successo se non avessero avuto tutta quella fortuna?
Sarebbero rimasti intrappolati fra il senso del dovere e l'impossibilità del compito, tipica situazione che fà da porta d'ingresso per stress e nevrosi varie.
Purtroppo, per un qualche perservo meccanismo cerebrale, il senso del dovere è una delle spinte più forti che ha l'uomo.
Per lui lavoriamo 12 ore al giorno, le madri anche 18, la gente è andata a morire in guerra, guidiamo attentamente per non mettere in pericolo i passeggeri, ingoiamo i peggiori insulti dal partner o dall'amico perchè "è giusto sacrificarsi per il rapporto".
Certo, alcuni lo provano raramente, altri, anche se rari, ne sembrano stranamente immuni.
Per la maggior parte delle persone è tanto radicato che si illudono che sia una propria libera decisione.
Non dico che bisogna fare solo i propri interessi, anzi.
Personalmente sono parte di quella fetta di popolazione che sente con molta forza il concetto di "Dovere", anche se non con il senso negativo che gli si attribuisce di solito.
Sono ben lungi dall'essere disposto ad immolarmi per esso.
Il proprio rapporto con il senso del dovere, credo che per gli psicologi sia il SuperIo, non è una cosa banale, ma di sicuro ci permette di scoprire molto su di noi.
Certo, quello che si scopre di rado ci piace, ma è un rischio che bisogna correre.
Tutti noi culliamo nella nostra mente una piacevole e stereotipata immagine di noi, spesso mantenuta proprio per via del nostro senso del dovere, contemporaneamente causa ed effetto di questa immagine (faccio questo perchè sono sicuro di essere così, e credo di essere così perchè faccio questo).
Andare a guardare sotto il "tappeto mentale" che nasconde tutto lo sporco è compito triste ma necessario, indispensabile prima che il veleno accumulato ne sgorghi.
Far pesare sugli altri quel che facciamo, spesso senza che ci sia neppure stato richiesto, scatenando ondate di recriminazioni e rancori.
Dolore, tristezza, stress.
E' un argomento difficile, e approfondirlo spesso provoca effetti drammatici, per noi e per chi ci stà intorno.
Ma superati questi momenti difficili, con il tempo si capisce che si possono fare tante cose perchè è giusto, ma senza il peso del sacrificio, alleggerendo il nostro spirito e i nostri rapporti.
Cerco di fare in modo che ciò che faccio sia per mia scelta, non per obbligo, quindi con la libertà di scrollarmi di dosso tutto, senza farlo pesare sulle mie spalle e su quelle altrui.
Lo ammetto, non ci riesco sempre.
Ci provo, ma è comunque un inizio.

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