lunedì, marzo 27

Cavillare

Vi è mai successo di dibattere ferocemente per ore su di un argomento per poi rendervi conto che si stava parlando di due cose diverse, semplicemente per il diverso senso che si dà ad una parola?
Finendo spesso i nostri dibatti su quale possa essere la giusta interpretazione di un termine, concetto o parole che sia, come in nostro stile abbiamo deciso di rendervi partecipi di questo, appunto, cavillare.
Lungi dal voler essere un dizionario online (o la versione dei poveri di wikipedia, già gratis del suo), prendetelo come un monito a prestare ettenzione quando parlate...ad ogni singola parola...

giovedì, marzo 23

verità di Scienza e di Fede

Oggi ho avuto un breve scambio di vedute con un filosofo di professione che mi ha permesso di capire un paio di cose:
primo il fatto che i filosofi parlano di scienza senza capirne nulla.
secondo, i filosofi cadono nell'errore che la frase sotto il titolo del blog rende palese:danno nomi diversi alle cose e per questo credono di averle divise e capite.
E non parlo solo dei filosofi di professione, ma anche dei dilettanti, i vecchi che alla sera si mettono a parlare davanti al camino assumendo arie da professore e spiegando perchè al mondo le cose sono come dicono loro.

Vorrei inoltre sottolineare che io amo la filosofia, ho anche per un certo periodo considerato l'idea di non iscrivermi a fisica ma a "storia e filosofia".
Poi i filosofi mi hanno fatto cambiare idea.
Nello specifico, ho fatto notare a questa persona che anche la filosofia, di qualunque lignaggio, è sottoposta al rigore del metodo scientifico e dell'analisi statistica.
volendo dare un'interpretazione del mondo e con questa la possibilità di fare previsioni su come il mondo evolverà, automaticamente ci si scontra con la realtà, e con la possiiblità di fare osservazioni e discriminazioni statistiche.
Mi è stato risposto che esistono diversi tipi di percezioni e che la realtà dei sensi non è necessariamente l'unica, visto che il mondo della mente è su tutto un altro piano.

Purtroppo siamo stati interrotti e non ho potuto chiarire al saccente di turno che non importa quale sia il mondo in cui vive:anche se un'esperienza mistica non si può misurare in numeri, posso sempre dire se c'è stata o meno, chi l'ha provata la ricorda, indipendentemente dal suo grado di verità.
il fatto che i miracoli e cose simili non siano ripetibili inficierebbe la ricerca mi sembra sofistico:posso notare che la madonna appare solo ai cristiani ed Allah parla solo ai mussulmani, oppure che gli omini veri sono visti solo dagli americani e che i cinesi (se non ricordo male) non ne hanno mai visti ma raccontano invece di essere stati aggrediti da streghe notturne.
non saranno eventi ripetibili ma ho comunque un sufficente numero di casi da poter trarre conclusioni statistiche, nei casi sopra indicati che ognuno vede quel che vuole vedere.

Non voglio dire con questo che Dio non esiste e che la religione è una cosa stupida, ma solo che non ci si può nascondere all'occhio della ragione dietro banali scuse quali "non è cosa comprendibile razionalmente".
Se vuoi credere che esiste la Santissima Trinità sei libero di farlo, ma non pretendere che io creda che San Francesco ti è apparso su di una chiazza d'acqua di un muro.
Sembra una battuta di cattivo gusto, ma me lo sono sentito dire, facendomi rimpiare il dio dei simpson che andava a comparire in un tacos in messico.

mercoledì, marzo 15

Logorii

Qualcuno ha mai capito come funziona la stanchezza?
No perchè mi lascia sempre piuttosto perplesso.
Non parlo della stanchezza fisica, parlo di quel sottile filo che ci permette di sopportare le persone con i loro pregi e i loro difetti.
No, dico, qualcuno ha capito mai quand'è che uno, alla fine, si STANCA.
Com'è che funziona, che un bel giorno ti accorgi che un difetto è davvero insopportabile, che "no, tutto ma non ora, non può farlo proprio adesso, cazzo NO!", che una persona ti logora i nervi, torcendoti contro il bene che le vuoi, straziata da una nota che vagava nell'aria, ma che non sei stato tu a suonare?
Veniamo esasperati dalle nostre aspettative forse?
Ci troviamo, giorno dopo giorno, sempre più stremati da quello che di faticoso viviamo quotidianamente, finendo col riversare su chi amiamo tutte le speranze di possibile gioia e spensieratezza?
Trattiamo le persone che amiamo come l'umanita tratta i propri dei, per dirla con Oscar Wilde, pendendo dalle loro labbra, implorando il loro aiuto?
O forse è tutto più sottile. Forse mentiamo a noi stessi. Forse ignoriamo quei difetti. Li cancelliamo dal quadro che dipingiamo di quelle persone nelle nostre menti, dal quadro che mostriamo, orgogliosi, agli altri.
La verità è che forse, per l'ennesima volta forse, quei difetti li custodiamo gelosamente, come dei tesori, come degli oggetti magici.
Li custodiamo per sfruttarli, come le armi meschine e letali di quegli assassini che non guardano negli occhi la propria vittima.
Ci servono, sono il nostro appiglio.
La nostra ultima, estrema, sacrosanta difesa dal dolore.
Ed è così la paura, in fondo, più umana dell'uomo, traiettoria su cui si muove il mondo, che ci stanca? Che ci esaspera? Che ci logora?
E' quando raggiunge il culmine, quando le persone che ci stanno accanto convogliano in un istante, in quel loro altrimenti insignificante difetto, tutto il nostro desiderio di essere felici, tutta la nostra paura di perderli, tutto il nostro tempo perduto di ogni giorno, lontano da loro, lontano da noi, è allora - dico - che quel filo si spezza?
Che il logorio diventa strappo?
Che l'affano diventa urlo?
Forse, per l'ultima volta forse.

mercoledì, marzo 8

Immagini

Non so quanti di voi ancora si commuovono, parlo in generale, di fronte a qualche cosa. La nostra società machista, un pochino ignorante e, tanto, superficiale ha ormai reso una lacrima un simbolo di lutto, tristezza, disperazione.
Questo e solo questo.
E a me sembra, è sempre sembrato, decisamente limitante.
Una lacrima è simbolo d'emozione, bella o brutta, allegra o buia, triste o felice. Quello che ti dice una lacrima è che ciò che stai provando ti ha afferrato il cuore e la gola, ti sta soffocando con la sua forza, ti sta mandando in corto il cervello, strappandoti la voglia di rimanere in grado di guardarti intorno.
Una lacrima è pura introspezione, uno specchio lucente in cui riflettersi e studiarsi.
Per ognuno nella forma che preferisce, l'arte è stata trasformata in denaro con incredibile efficienza, strappandole quell'estetica potenza e quei profondi significati che un tempo conteneva.
E oggi ci ritroviamo a dire dell'Urlo di Munch: è un capolavoro.
Che cazzo c'entra?!
L'urlo di Munch è angosciante, lo vedo anche io che non ho certo passione per i quadri.
Così l'altra sera ad un concerto (Ludovico Einaudi e Ballake Sissoko), intorno a me, ho sentito una folla decretare: bravissimi.
Fanculo è ovvio.
Quello che non ho visto è stata l'emozione. Gli occhi di chi mi stava a fianco erano vacui, trasparenti e dove io vedevo foto e immagini danzare alla musica del pianoforte in film che erano chiari come non credevo potessero, non sembravano trovare nulla.
Quando un nodo mi ha stretto la gola, su quella che sentivo come la colonna sonora di due fratelli che corrono nell'erba, su uno sfondo di tramonto, mentre i loro genitori li osservavano felici,la sala era spenta e vuota.

E' paradossale che, nel momento in cui chiunque potrebbe vivere d'arte, essa abbia perso la sua forza e la sua importanza.
O viceversa.

mercoledì, marzo 1

non capite un cazzo, questa è avanguardia, pubblico di merda!

No, non vi stò insultando perchè commentate poco.
E' il titolo di questo blog, ma non è neppure questo ad interessarmi (anche se è lì che l'ho scoperta).
Leggete dove, come e quando è stata scritta in questa pagina.
Permettetemi di dire che non serve essere punk nevrotici per incazzarsi di fronte ad un pezzo del genere...anche io vedendo dei musicisti che si preparano un piatto spaghetti sul palco gli tirerei il pesante catenone chiodato che, in quanto punk, porterei al fianco.
Il fatto che i suddetti abbiamo avutoil coraggio di replicare con la celebre frase qui sopra è emblematico.
Avanguardia significa ricerca artistica.
La storia e l'esperienza comune insegnano che buona parte delle ricerche non và a buon fine, fallendo anzi clamorosamente:forse sarò troppo classicista o di strette vedute, ma penso che lo scopo dell'arte non sia dar da mangiare ad un artista, quanto suscitare un'emozione nello spettatore e se questo non succede, non è arte.
Posso definirlo al massimo un tentativo d'arte.
Se si cerca di rinnovare un genere, in qualunque modo lo si faccia, è implicita la possibilità di fallimento; come arrabbiarsi se gli spettatori non apprezzano?
Certo, dire che l'arte deve suscitare un'emozione nello spettatore coinvolge anche la sua sensibilità, il suo modo di pensare.
Ma è proprio questo il bello...l'arte del botticelli incanta ancora adesso, mentre Bono probabilmente fra cinquant'anni sarà dimenticato.
Mi piace la sua musica, ma posso dire cha fà arte solo per questo?
ed a maggior ragione, come si può pensare di difendere un tentativo fallimentare di arte dietro la parola avanguardia e con questo annullare ogni critica? "se non la capite siete ignoranti" o ancora meglio un "pubblico di merda".
Tanto di cappello a chi ha venduto per venti milioni di lire le sue feci in un barattolo, è un genio del marketing...ma chiamatelo artista e preparatevi ad essere insultati.
Quale sentimento potrà mai suscitare una tela bianca tagliata con il cutter?