Qualcuno ha mai capito come funziona la stanchezza?
No perchè mi lascia sempre piuttosto perplesso.
Non parlo della stanchezza fisica, parlo di quel sottile filo che ci permette di sopportare le persone con i loro pregi e i loro difetti.
No, dico, qualcuno ha capito mai quand'è che uno, alla fine, si STANCA.
Com'è che funziona, che un bel giorno ti accorgi che un difetto è davvero insopportabile, che "no, tutto ma non ora, non può farlo proprio adesso, cazzo NO!", che una persona ti logora i nervi, torcendoti contro il bene che le vuoi, straziata da una nota che vagava nell'aria, ma che non sei stato tu a suonare?
Veniamo esasperati dalle nostre aspettative forse?
Ci troviamo, giorno dopo giorno, sempre più stremati da quello che di faticoso viviamo quotidianamente, finendo col riversare su chi amiamo tutte le speranze di possibile gioia e spensieratezza?
Trattiamo le persone che amiamo come l'umanita tratta i propri dei, per dirla con Oscar Wilde, pendendo dalle loro labbra, implorando il loro aiuto?
O forse è tutto più sottile. Forse mentiamo a noi stessi. Forse ignoriamo quei difetti. Li cancelliamo dal quadro che dipingiamo di quelle persone nelle nostre menti, dal quadro che mostriamo, orgogliosi, agli altri.
La verità è che forse, per l'ennesima volta forse, quei difetti li custodiamo gelosamente, come dei tesori, come degli oggetti magici.
Li custodiamo per sfruttarli, come le armi meschine e letali di quegli assassini che non guardano negli occhi la propria vittima.
Ci servono, sono il nostro appiglio.
La nostra ultima, estrema, sacrosanta difesa dal dolore.
Ed è così la paura, in fondo, più umana dell'uomo, traiettoria su cui si muove il mondo, che ci stanca? Che ci esaspera? Che ci logora?
E' quando raggiunge il culmine, quando le persone che ci stanno accanto convogliano in un istante, in quel loro altrimenti insignificante difetto, tutto il nostro desiderio di essere felici, tutta la nostra paura di perderli, tutto il nostro tempo perduto di ogni giorno, lontano da loro, lontano da noi, è allora - dico - che quel filo si spezza?
Che il logorio diventa strappo?
Che l'affano diventa urlo?
Forse, per l'ultima volta forse.