giovedì, aprile 27

Aborto d'idiozia

Come è strano il procedere della concezione dei diritti...un tempo per essi si lotta a costo della vita e pochi anni dopo li si abbandona a sè stessi, come se un diritto potesse continuare a vivere senza che lo si curi un pò.
Sarà forse per questo che ultimamente quando sento parlare di aborto ne sento parlare solo da persone che lo vorrebbero abolire, mentre chi è a favore se ne stà in disparte, limitatandosi in caso a replicare, spesso in modo incerto.
Per questo voglio fare un piccolo post a favore dell'aborto, non perchè sia una cosa che mi riguarda direttamente, ma solo perchè non mi sembra giusto dare per scontato un diritto ed è sempre giusto ribadirne la necessità.
L'aborto è un diritto come un altro, anche se sicuramente non mi si può accusare di difenderlo per interesse: lo faccio in modo del tutto spassionato.

La più frequente difesa dell'aborto è che il feto è un essere umano a tutti gli effetti, con tutti i diritti che quindi ha una persona.
Pensatela come volete, ma sedici cellule con dentro una manciata di DNA non mi sembrano una persona, ma al massimo una "vita potenziale".
E' innegabile che oltre un certo grado di sviluppo l'aborto vada proibito perchè il feto è in grado di sentire, reagire e forse anche pensare, ma difendere a spada tratta la "potenzialità" mi sembra esagerato, e vi spiego perchè...ogni atto sessuale è per forza una "potenzialità di vita", e quindi bisognerebbe seguire il biblico consiglio di non disperdere il seme, ovvero di non usare nessun metodo contraccettivo.
Ma a questo punto potrei obbiettare a chi trova anche questo ragionevole (e purtroppo alcuni ancora ci sono a questo mondo), che allora anche la scelta di non fare sesso è un modo per stroncare vite potenziali, no?
Allora se andassi da una ragazza per strada e le proponessi di fare un figlio con me, anche il suo rifiuto sarebbe aborto?
Anche volendo tirare in ballo l'anima, vorreste dirmi che l'anima del bambino appare in misteriosi modi appena l'ovulo è stato fecondato? non sò perchè, ma mi sembra piuttosto riduttivo per quel che dovrebbe essere un'anima...
Per non parlare della depressione post partum, che porta, purtroppo, la madre a gesti assurdi fra cui uccidere il bambino partorito, perchè non voluto ma dovuto tenere a forza...non vi sembra molto peggio dell'aborto?
E se pansate che questi gesti siano semplici da evitare...beh, senza offesa siete degli illusi.
La disperazione è un'arma potente e sottile, e quasi nessuno è un grado di resisterle...ma è molto facile parlare quando non la si prova, no? tutti stoici con il dolori altrui, vero?

Ma lo scopo di questo posto non è fare una discettazione dei motivi per cui trovo giusto l'aborto, ma solo ribadire che lo trovo giusto.
Perchè che chiede un referendum contro l'aborto si renda conto della sua idiozia, e dell'ingiustizia di voler far ingoiare ad altri una propria idea medioevale.
Con affetto, Tornate con i piedi per terra.

giovedì, aprile 20

Il Pendolo dei desideri

Nella filosofia buddista la chiave per il nirvana è l'assenza del desiderio, sia esso di divertimento, compagnia, denaro o che altro.
Colpito da queste idee Shopenauer descrisse la vita dell'uomo come un incessante oscillare fra il dolore e la noia: il dolore per la mancanza della cosa desiderata, la noia che soppraggiunge quando la cosa tanto bramata è a nostra disposizione.
Questo infausto meccanismo non termina qui:spesso il soggetto dei nostri sogni è irraggiungibile e, per coloro che non hanno ancora la grazia del nirvana, il desiderio diventa ossessione.
Non l'ossessione lampante del maniaco, bensì una sottile, permeante ogni gesto, ogni pensiero, ed ogni momento a prescindere dalla nostra volontà.
Questo tarlo silenzioso ci porta a fare o dire cose che, veramente lucidi, troveremmo magari inappropiate, se non disgustose.
C'è chi cedendo agli ormoni ed all'occasione e tradisce il\la compagno\a, chi si alza la notte per aprire il frigo, chi compra l'ennesima piccola cosa.
Non ci rendiamo veramente conto di ciò che facciamo finchè l'Ossessione non è soddisfatta e ci abbandona, usati e alieni a noi stessi ed alle nostre azioni.
A poco vangono i consigli dei genitori, "Prima il dovere e poi il piacere", visto che in quei momenti seguiamo una perversa logica che ci fà giustificare ogni cosa pur di ottenere l'oggetto delle nostre brame e tanto più lottiamo contro queste tentazioni e tanto più il cappio si fà stretto, ci soffoca, ci trascina e ci sbatte contro la nostra volontà.
Non ci sono scusanti o condoni, nè porte abbastanza solide nel nostro spirito per fermare l'onda di marea che è il Desiderio:tanto più serriamo la chiusura, tanto più lui spinge e lotta, in una guerra fratricida a nostre spese.
Spesso l'unica soluzione è rimanere come morti, lasciar passare la marea attraverso di noi senza tuttavia lasciarci trascinare da essa: come affogando agitarsi e combattere porta solo a sprofondare di più mentre, come per magia, rilassandosi la stessa forza che prima cercava di sommergerci ci porta a galla e ci culla.
Non ti curar di loro , ma guarda e passa.

mercoledì, aprile 12

Riots /2

Quel che sfugge è però la realtà. Perchè nel gioco del barile dei rossi contro i neri, delle falci contro i fasci, le urla proseguono e i giovani han già finito di scaldarsi.
Il secolo corto, il sessantotto con lui, i genitori di tutti i miei coetanei con lui, ci lasciano nelle mani la più bollente delle patate. Sì perchè è giunta l'ora di accorgersi che tutto ciò che è stato rimandato al 21° secolo arriva ora.
E' sulle nostre spalle che l'ozio e l'accidia di imbelli vertici dell'Italia e del mondo hanno caricato il peso di sollevare la baracca dalla melma in cui sta affondando.
Perchè mi pare ovvio che si stia affondando.
E non c'entrano Berlusconi e Prodi, così come non c'entra Bush: non è questione di massimi sistemi. E' tutto molto semplice, perchè il mondo è com'è la gente e la gente (vedasi quei poveri cretini dei centri sociali che si manipolano l'un l'altro sulla scia di una distorta e infantile interpretazione di un libro di 150 anni fa) è oltremodo semplice.
I ragazzi, se possibile, lo sono ancora di più.
Oggi, adulti che sono cresciuti nella certezza di un futuro puntuale come un treno - di quelle che ci sali sopra e tutto ciò che devi fare è sederti e rilassarti che il resto viene da sè - chiedono ai propri figli di battersi e lottare per costruire il treno di chi verrà domani, per poi lasciarsi andare.
Perchè questo è ciò che paradossalmente la società di ora bisbiglia mentre ti blandisce con il lusso di una vita dorata e irraggiungibile, autosufficiente e spensierata, egoista e disinteressata.
Quel che chiede altro non è che un sacrificio vero, assoluto: chiede di dedicare la propria vita ai propri discendenti.
Ed è di qui che nasce la rabbia.
Qui nasce la violenza.
Nasce in chi è stato cresciuto nella certezza di potersi dedicare a ciò che più gli aggrada, nasce in chi è stato cresciuto nella convinzione di potersi estraniare dagli altri, indipendente e libero, e nasce in chi mai è stato zittito, per debolezza di chi avrebbe dovuto.
Nasce perchè così non è, mai lo è stato e, plausibilmente (speriamo), mai lo sarà.

E non è allora giunto il momento di prendere in mano le proprie responsabilità? Non è giunto il momento di concentrare le proprie forze sul futuro invece che recriminare sugli errori di chi ha sbagliato? Non è giunto il momento di smetterla di credere che distruggendo automobili e vetrine si possa riuscire a far breccia nella dura scorza dei nostri genitori che in nessun modo riescono a comprendere da quale peso ci troviamo gravati? Non è giunto il momento di crescere?

giovedì, aprile 6

Riots /1

Seattle. Genova. Parigi. Milano. Di nuovo Parigi.

Il popolo. La zona rossa. Le banlieu. Le bombe contro i bambini ed i McDonald's. Liberiamo la Sorbona.

Rivolte.

Di più.

Rivolte giovanili.

E' interessante notare come i movimenti giovanili prendano il via in momenti di grande tensione internazionale (non vogio dire instabilità, perchè i dati dicono che il mondo dopo le guerre del Presidente Bush è meno guerraiolo).
Una volta era il Vietnam, oggi è l'Iraq, l'Afghanistàn.
C'è però una sottile differenza, tra oggi e allora, una differenza che non sento sottolineare, che mi pare ci sia paura di rimarcare. Che è talmente evidente da urlarci nelle orecchie, ma che i non-più-giovani che le rivolte giovanili osservano e commentano si guardano bene da usare come titolo per i giornali.
Il '68 fu, fondamentalmente, una rivolta morale. La prima generazione cresciuta nella consapevolezza relativista altro non poteva volere che vedersi riconosciuti nella pratica quei diritti che nell'inimmanenza della morale postulata addirittura da dei filosofi trovavano la loro fondatezza. Che si nutrivano e hanno potuto prendere forma nel ventre caldo di una società affaticata ma ancora più che vitale.
Fu una rivoluzione d'ottica, fu un cambio d'epoca, l'inizio di un nuovo secolo, almeno culturalmente, per milioni di motivi.
Oggi, siamo avvolti e travolti da qualcosa di diverso. La nostra società sta sbattendo con forza il muso contro i propri confini di granito. E non per scontri di civiltà o fantomatiche abitudini unilaterali, quanto più perchè spinta da un'accelerazione esagerata.
Oggi come allora, la rivolta è sociale. Ma oggi, a differenza di allora, si è toccato il fondo del vil barile del danaro, non di quello della morale.
Politicanti di sinistra intellettualmente patetici (o quantomeno disonesti) vorrebbero darci a bere una nuova versione della dialettica sociale di un Marx ormai bollito e sfatto, inadatto a valutare sistemi complessi, solo per aggrapparsi all'ultima speranza del socialismo/comunismo reale. Questa forse è l'unica cosa che non è cambiata: sinistrorsi beceri e opportunisti sempre pronti a interpretare una protesta come propria, come voce della classe oppressa - quella che loro, e solo loro, difendono e difenderanno.
Come allora la reazione della destra è rigida e impettita, manganello in mano e legge nel taschino della giacca.

Quel che sfugge è però la realtà.