Ricordi
E' incredibile come a distanza di anni un ricordo possa ancora farci soffrire.
Il semplice rievocare eventi passati, pur in tono rilassato, come se tutto fosse passato, compreso, in qualche modo digerito, ha il potere talvolta di turbare.
Ed a nulla servono razionalizzazioni, riflessioni o quant'altro: certe ferite, una volta aperte, non guariscono mai del tutto e basta un tocco leggero a farle sanguinare di nuovo.
Finchè si giunge all'apatia, quando la paura del dolore è tanto forte da inibire ogni scelta, censurare ogni pensiero che potrebbe nuovamente far risuonare quella parte di noi.
Ed ogni tentativo di affrontare il problema non ottiene null'altro che risvegliare quella stretta allo stomaco, quel tremore nervoso, quei segni di debolezza che rifuggiamo, disposti a morderci le carni pur di distrarre la mente.
Talvolta basta la catarsi più semplice, come parlarne o scriverne, talvolta no: come un animale affamato si ostina a strappare pezzi d'anima fintantochè non rimane solo il nocciolo duro, freddo e inerte come una pietra, e per questo incapace di provare alcunchè.
Unica forza residua è la determinazione, quella che ci fà rialzare in silenzio, stringendo i denti e tenendosi stretto come il più prezioso dei tesori ogni piccolo brandello della nostra umanità, solo per non dare la soddisfazione al dolore, ormai inutile e residuo, di abbatterci.
Inghiottire la bile e riparare i danni, senza scenate, vittimismi o gloria per il coraggio.
Che Levi mi perdoni, scegliendo di essere salvati e non sommersi.
Il semplice rievocare eventi passati, pur in tono rilassato, come se tutto fosse passato, compreso, in qualche modo digerito, ha il potere talvolta di turbare.
Ed a nulla servono razionalizzazioni, riflessioni o quant'altro: certe ferite, una volta aperte, non guariscono mai del tutto e basta un tocco leggero a farle sanguinare di nuovo.
Finchè si giunge all'apatia, quando la paura del dolore è tanto forte da inibire ogni scelta, censurare ogni pensiero che potrebbe nuovamente far risuonare quella parte di noi.
Ed ogni tentativo di affrontare il problema non ottiene null'altro che risvegliare quella stretta allo stomaco, quel tremore nervoso, quei segni di debolezza che rifuggiamo, disposti a morderci le carni pur di distrarre la mente.
Talvolta basta la catarsi più semplice, come parlarne o scriverne, talvolta no: come un animale affamato si ostina a strappare pezzi d'anima fintantochè non rimane solo il nocciolo duro, freddo e inerte come una pietra, e per questo incapace di provare alcunchè.
Unica forza residua è la determinazione, quella che ci fà rialzare in silenzio, stringendo i denti e tenendosi stretto come il più prezioso dei tesori ogni piccolo brandello della nostra umanità, solo per non dare la soddisfazione al dolore, ormai inutile e residuo, di abbatterci.
Inghiottire la bile e riparare i danni, senza scenate, vittimismi o gloria per il coraggio.
Che Levi mi perdoni, scegliendo di essere salvati e non sommersi.

