Matteo 26,30
Vi tolgo subito il dubbio: il salmo citato parla della pasqua.
Dubito che chiunque di voi lo sappia: io mi sono rivolto a San Google, custode della mela proibita.
Eppure, chissà, fra qualche anno uno studente diligente potrebbe saperlo.
Infatti, per chi se lo fosse perso (come me, che l'ho scoperto solo qualche giorno fa) la bibbia entra a far parte dei testi scolastici.
Ora, il mio personaggio da intellettuale laico ( sì, ho un'ottima reputazione di me stesso ) dovrebbe gridare allo scandalo, inneggiare alla laicità statale e simili.
Se lo avete pensato, rileggetevi tutti i post finora per punizione, perché significa che vi siete persi un pezzo rilevante del discorso.
Sono a favore dell'introduzione della bibbia come libro di studio.
Lo ripeto, nel caso non fosse ben chiaro.
Sono a favore dell'introduzione della bibbia come libro di studio.
Ma.
Come è logico, c'è una condizione...anche perché altrimenti che senso avrebbe farci un post sopra?
Oggi non parlo di profonde riflessioni sullo spirito umano, ma semplicemente vorrei condividere con voi la mia posizione a riguardo, in maniera assolutamente apolitica, come al solito.
Sono convinto che la frase "Non possiamo non dirci cristiani" di Benedetto Croce contenga una profonda verità: anche se forse non è più così radicata dentro ciascuno di noi, sicuramente la mentalità cristiana è la componente maggioritaria di quella che, permettetemi di dire purtroppo, è la moralità della nostra società.
Mi sembra quindi doveroso che, volendo arrivare a capire i nostri simili e noi stessi, sia necessario esaminare attentamente tutta la base culturale che ci ha generato.
Io ho studiato Sant'Agostino come uno dei maggiori filosofi del medioevo e della cristianità, ma nessuno è venuto a spiegarmi la base da cui sant'Agostino partiva, ovvero la bibbia.
Mi sembra quindi non solo ragionevole, ma anche doveroso, che la bibbia venga studiata dai ragazzi: non studiata come la parola di Dio, ma solo come un libro che molti hanno creduto essere la parola di Dio, con tutti i difetti, gli errori e le cose positive che ne conseguono.
Studiato come un qualunque altro testo di filosofia ( non aprirò il discorso su come vengono studiati nella realtà i libri di filosofia a scuola, a tal proposito ho il dente avvelenato... ).
Resto infatti convinto che la bibbia non sia altro che un libro scritto da
uomini per guidare altri uomini, senza nulla di sacro all'interno.
Che questa guida sia stata concepita con intenzioni benevole verso le
persone che non hanno la forza di camminare con le proprie gambe o che
sia un astuto stratagemma per conquistare il potere non è argomento
interessante di discussione in questa sede: quale che fosse lo scopo
originario, quel libro ha radicalmente cambiato la storia del mondo
occidentale, e come tale merita la massima attenzione.
Non dovrebbe essere però un prete ad insegnarlo, ma un filosofo o uno storico, che sappia collocare il libro nella sua realtà sociale e ne sappia indicare, spiegare e criticare tutti i passaggi fondamentali.
Non che abbia nulla contro i preti come insegnanti in assoluto, ma a tal proposito avrebbero una visione troppo di parte, cosa che inficerebbe l'intero programma.
Visto che vogliamo qualcosa di fatto bene, oltre alla bibbia dovrebbe insegnare anche il Corano, e perché no, anche I Ching e gli scritti dei Buddha.
Come i soldi ed il sesso, la fede è uno dei grandi motori del mondo, quindi perché non dovrebbe meritare una trattazione dignitosa e completa?
Ma, come un'educazione sessuale fatta da un pervertito o da un sessista non produrrebbe che danni, allo stesso modo una lezione di storia delle religioni (e non religione e basta) fatta male è molto, molto peggio dell'ignoranza totale.
Perché ci si illude di sapere, e non abbiamo l'umiltà di riconoscere le nostre mancanze.
Perché lo scopo primario dell'educazione non è sapere, ma imparare a sapere di non sapere.
E donarci la fame per riempire le nostre lacune.
Dubito che chiunque di voi lo sappia: io mi sono rivolto a San Google, custode della mela proibita.
Eppure, chissà, fra qualche anno uno studente diligente potrebbe saperlo.
Infatti, per chi se lo fosse perso (come me, che l'ho scoperto solo qualche giorno fa) la bibbia entra a far parte dei testi scolastici.
Ora, il mio personaggio da intellettuale laico ( sì, ho un'ottima reputazione di me stesso ) dovrebbe gridare allo scandalo, inneggiare alla laicità statale e simili.
Se lo avete pensato, rileggetevi tutti i post finora per punizione, perché significa che vi siete persi un pezzo rilevante del discorso.
Sono a favore dell'introduzione della bibbia come libro di studio.
Lo ripeto, nel caso non fosse ben chiaro.
Sono a favore dell'introduzione della bibbia come libro di studio.
Ma.
Come è logico, c'è una condizione...anche perché altrimenti che senso avrebbe farci un post sopra?
Oggi non parlo di profonde riflessioni sullo spirito umano, ma semplicemente vorrei condividere con voi la mia posizione a riguardo, in maniera assolutamente apolitica, come al solito.
Sono convinto che la frase "Non possiamo non dirci cristiani" di Benedetto Croce contenga una profonda verità: anche se forse non è più così radicata dentro ciascuno di noi, sicuramente la mentalità cristiana è la componente maggioritaria di quella che, permettetemi di dire purtroppo, è la moralità della nostra società.
Mi sembra quindi doveroso che, volendo arrivare a capire i nostri simili e noi stessi, sia necessario esaminare attentamente tutta la base culturale che ci ha generato.
Io ho studiato Sant'Agostino come uno dei maggiori filosofi del medioevo e della cristianità, ma nessuno è venuto a spiegarmi la base da cui sant'Agostino partiva, ovvero la bibbia.
Mi sembra quindi non solo ragionevole, ma anche doveroso, che la bibbia venga studiata dai ragazzi: non studiata come la parola di Dio, ma solo come un libro che molti hanno creduto essere la parola di Dio, con tutti i difetti, gli errori e le cose positive che ne conseguono.
Studiato come un qualunque altro testo di filosofia ( non aprirò il discorso su come vengono studiati nella realtà i libri di filosofia a scuola, a tal proposito ho il dente avvelenato... ).
Resto infatti convinto che la bibbia non sia altro che un libro scritto da
uomini per guidare altri uomini, senza nulla di sacro all'interno.
Che questa guida sia stata concepita con intenzioni benevole verso le
persone che non hanno la forza di camminare con le proprie gambe o che
sia un astuto stratagemma per conquistare il potere non è argomento
interessante di discussione in questa sede: quale che fosse lo scopo
originario, quel libro ha radicalmente cambiato la storia del mondo
occidentale, e come tale merita la massima attenzione.
Non dovrebbe essere però un prete ad insegnarlo, ma un filosofo o uno storico, che sappia collocare il libro nella sua realtà sociale e ne sappia indicare, spiegare e criticare tutti i passaggi fondamentali.
Non che abbia nulla contro i preti come insegnanti in assoluto, ma a tal proposito avrebbero una visione troppo di parte, cosa che inficerebbe l'intero programma.
Visto che vogliamo qualcosa di fatto bene, oltre alla bibbia dovrebbe insegnare anche il Corano, e perché no, anche I Ching e gli scritti dei Buddha.
Come i soldi ed il sesso, la fede è uno dei grandi motori del mondo, quindi perché non dovrebbe meritare una trattazione dignitosa e completa?
Ma, come un'educazione sessuale fatta da un pervertito o da un sessista non produrrebbe che danni, allo stesso modo una lezione di storia delle religioni (e non religione e basta) fatta male è molto, molto peggio dell'ignoranza totale.
Perché ci si illude di sapere, e non abbiamo l'umiltà di riconoscere le nostre mancanze.
Perché lo scopo primario dell'educazione non è sapere, ma imparare a sapere di non sapere.
E donarci la fame per riempire le nostre lacune.
Powered by ScribeFire.

8 Comments:
Favorevole anche io all'inserimento della bibbia come libro di testo.
mi fa piacere che tu riconosca il fatto che la nostra cultura è intrisa di cristianesimo...
Per quanto riguarda l'insegnamento di altre religioni, oltre la nosta,è che comporta un "metterci il cervello", che altri non mettono nei nostri riguardi.
Siamo bel lungi da un mondo di integrazione, e sarebbe bello, ma è un utopia dire che la religione può smettere di essere fonte di incomprensione.
Lo era, lo è e lo sarà sempre, tanto più i mass media enfatizzano le nostre differenze...la gente comune NON ha cultura, e senso critico, non esiste più...e quindi appiattisce tutto al: "sono tutti uguali, al rogo i musulmani".
fine dell'utopia multirazziale.
Io mi ritengo una persona non credente, in fondo a messa non ci vado...ma con un profondo senso religioso, di cui non tutti sono dotati. Non vengo da famiglia praticante, quindi è proprio inato in me. ci credo e basta...e credo che la chiesa dovrebbe riaccendere questo spirito, piuttosto che arroccandosi nell'acidità dell'integralismo (perchè purtroppo poi si va a parare lì), facendo capire alla gente che ha un senso credere, ma non credere= andar a messa...credere=avere una morale...e in sè la morale che Cristo promuove,è più che giusta...
Spero che tu abbia capito il mio discorso...comuqnue sia sono uomini, e l'umano con il divino purtroppo molto spesso ha poco a che fare...
un bacio
gio
La prima cosa che mi viene da dire in proposito è che anche io condivido l'introduzione della Bibbia come libro tra i testi di scuola: sono perfettamente d'accordo sul fatto che sia un libro rivoluzionario e che sia ormai radicato nel nostro modo di pensare (di laici e non).
Il problema è questo: leggere e a maggior ragione studiare la Bibbia come fosse un libro di filosofia non è cosa da poco. Non si può prescindere dal suo contenuto. E se pensi che il libro medio tra i liceali è quello di Gattuso, risulta evidente lo scarto esistente tra lo spirito critico per leggere il primo e il secondo. In definitiva, per me l'idea è molto buona, ma non può funzionare. Adesso come adesso.
Rimango comunque dell'idea che sia necessario (non semplicemente opportuno) fare un tentativo.
E poi c'è un altro discorso: tecnicamente lo studio delle religioni, almeno la nostra, a scuola già c'è. L'ora di religione. Non è catechismo, è studio della religione cattolica. Ma alla mia vecchia scuola religione = ora di buco, come penso sia un po' ovunque.
Questo per dire su che humus attecchirebbe un'iniziativa del genere.
@Gio
Quale sia il comportamento della chiesa o dei fedeli di qualsiasi religione, il discorso non cambia: dovremmo conoscere i libri sacri e le tradizioni delle maggiori religioni.
Non possiamo isolarci da loro (dove con loro intendo anche i cattolici), perche' purtroppo siamo sullo stesso pianeta, spesso nello stesso metro quadrato di terra.
E' quindi indispensabile sapere le basi del loro modo per potercisi rapportare serenamente.
A maggior ragione, l'ignoranza delle tradizioni altrui e' il primo passo per l'intolleranza.
Il divino e il comportamento altrui non sono giustificazioni...e' inutile aspettare che siano gli altri a migliorare, dobbiamo essere noi a farlo per primi...
@Mirco
Temo di condividere il pessimismo...purtroppo il discorso e' generale, non solo riferito ad un eventuale studio della bibbia, ma anche solo alle materie piu' ordinarie...
Per quanto riguarda invece l'ora di religione, per prima cosa il fatto che non sia catechismo, da quello che ho potuto vedere (anche se devo ammettere di aver visto piuttosto poco) mi e' sembrato proprio il contrario...quindi meglio ora di buco che ora di indottrinamento
PS@Gio
Riguardo alla morale cristiana:
E' una buona morale, ma secondo il mio parere e' decisamente lungi dall'essere una morale "ottimale"...magari una volta ne parliamo con piu' calma
Se non si accetta l’esistenza del sovrannaturale la bibbia è uno dei tanti miti che possono essere analizzati in chiave storica, antropologica, psicobiologica o quello che volete, ma comunque con categorie analitiche piuttosto che narrative.
Personalmente mi sembra che sarebbe come voler insegnare la matematica nelle scuole proponendo l’apparato di calcolo del sistema tolemaico, epicicli, deferenti e tutto il resto, per mostrare alla fine che non è una buona descrizione dell’universo. Ha senso solo se crediamo che la questione del confronto tra i due modelli debba ancora essere posta. Per mantenere il paragone astronomico, è come voler proporre il modello di Brahe che cercava di unificare i modelli Tolemaico e Copernicano, salvando così capra e cavoli: serviva a poco ed è durato poco.
Io invece penso che il problema sia la formazione di categorie di pensiero analitiche degli studenti. ‘La natura innaturale della scienza’ (Wolpert, Dedalo Ed.) si contrappone alla naturalità delle categorie narrative e richiede un percorso educativo lungo e approfondito. Dal momento che ritengo falso e sterile qualunque approccio conoscitivo basato sul soprannaturale non ho motivo di sostenere una eventualità che legittima la bibbia come strumento conoscitivo. Del resto, per lo stesso motivo, gli USA non hanno riconosciuto legittimo il porre sullo stesso piano il modello evolutivo di Darwin con quello creazionista nell’insegnamento della biologia.
Per quanto riguarda la necessità che la scuola sia l’asse portante del processo pacifica coabitazione, confronto ed integrazione (uso questi termini in senso positivo, sono perfettamente cosciente delle sfumature di significato possibili e peggiorative, ma non ho voglia di mettermi a fare distinguo fuori tema) direi che lo studio della storia e della letteratura extra europea è senza dubbio un modo migliore per fare conoscere e magari talvolta apprezzare altre culture.
Per inciso, leggendo tra le righe del tuo post, penso che si dovrebbe aprire una discussione su quello che riteniamo che siano (e debbano essere) le funzioni, i metodi e le persone della scuola. Senza sarcasmo, ma con un certa ironia, direi che piu’ che il pensiero biblico vi leggo l’influenza della Repubblica Platonica.
‘Ti lecco il naso’ (‘A noi le stelle’, Anderson. Tanto per restare in tema di scrittori di fantascienza…e di alieni)
Vorrei riprendere il discorso sulla frase di Croce e sull'uso della bibbia come libro di testo scolastico sulla base di considerazioni morali anziché epistemologiche.
Non possiamo non dirci cristiani? Forse
Ma possiamo non dirci illuministi? Direi di no, nel senso che il pensiero illuminista influenza profondamente la nostra formazione morale. Ad esempio
Il concetto di diritto naturale indipendente dall'appartenenza ad un popolo, ad una religione, ad una razza specifica
L'idea della intangibilità del corpo umano come condizione necessaria alla dignità umana e conseguente rifiuto della tortura, della punizione pubblica
L'idea di responsabilità individuale ed il conseguente rifiuto trasmissione della colpa per ragioni di discendenza diretta o di appartenenza ad un gruppo.
Del resto anche l'illuminismo è portatore di un pensiero universale e come tale antagonista, nel senso evolutivo (memetico) nei confronti del pensiero cristiano. L'attacco continuo della gerarchia cattolica nei confronti dell'illuminismo, al quale nessuno faceva pubblicamente più riferimento può essere interpretato come una prova dell'effettiva presenza e vitalità dell'illuminismo nella cultura occidentale contemporanea.
Siamo davvero cristiani?
Un esempio tra mille possibili
Come percepiamo, ad esempio, le sette piaghe di Egitto? Un accanimento nei confronti di gente innocente per convincere il faraone a concedere l'espatrio del popolo eletto. Non bastava un'apparizione stile Fatima? O stile annunciazione?
Per il pensiero islamico, che non è affetto dall'illuminismo le azioni di Dio non sono discutibili e sarebbe impensabile e blasfemo anche solo prendere in considerazione l'idea di chiedere ragioni.
Per noi è impensabile non estendere il principio di responsabilità individuale a tutti. Dio compreso.
Un altro esempio.
Come percepiamo il mistero dell'incarnazione? Siamo capaci di spiegare con i NOSTRI ATTUALI RIFERIMENTI CULTURALI (nel senso evitando di ricorrere a categorie antropologiche) perchè un Dio irato per la faccenda della mela con l'intero genere umano dovrebbe riappacificarsi per il sacrificio particolarmente cruento ed estendere il perdono e la vita eterna a tutta l'umanità purche creda? Io non riesco a comprenderlo, in senso emotivo. Certo posso ascoltare se qualche crisitiano cerca di spiegarlo, ma lo trovo davvero un concetto alieno (familiare ovviamente si, ma alieno)
Un ultimo esempio
Accettiamo l'esistenza dell'inferno. Accettiamo di sapere che innumerevoli creature sono torturate indicibilmente per tutta l'eternità? In effetti l'inferno negli ultimi decenni è presentato sempre più in sordina, ma l'idea rimane. Se viene presentata sottotono è perchè è assolutamente aliena dal punto di vista del diritto naturale della persona.
Sottolineo che in questo intervento non voglio entrare nel merito della moralità del racconto biblico. Voglio porre la questione della compatibilità, e quindi della comprensibilità delle basi morali della bibbia per normali cittadini occidentali senza conoscenze specialistiche particolari
Per inciso
Dubito molto che la bibbia verrà mai usata nella didattica della scuola, ma per precisa scelta dei docenti di religione, che dovrebbero affrontare imbarazzanti questioni di cui sopra.
La bibbia comunque era già adottata nella scuola superiore. Ne sono testimone diretto: era nell'elenco dei libri adottati quando frequentavo il Liceo. Nessun docente si sognò mai di aprirla in classe.
Il fatto che adesso si dica che sarà adottata mi sembra più un espediente propagandistico del tipo 'Ecco la nostra bandiera' piuttosto che un invito allo studio.
P.S.
Conoscete la 'sospensione della incredulità'?
E la condizione che tutti coloro che amano i racconti assumono più o meno consapevolmente prima di leggere (o ascoltare o assistere). Se si comincia con frasi del tipo: 'Ma questo come può essere' non esisterebbe il 90% della narrativa e del cinema.
Immaginate:
“Mamma, come è possibile che un lupo possa ingoiare una nonna in un boccone: ha il collo troppo sottile”
Per non parlare di James Bond.
Gli esseri umani amano naturalmente i miti
Un mito, qualunque mito, e soprattutto un mito di fondazione, è un racconto.
Gli esseri umani, naturalmente, sono predisposti alla sospensione dell'incredulità
Innanzitutto chiedo perdono per il ritardo nella risposta, ma la riflessione prende tempo, risorsa come al solito preziosa quanto scarsa.
Per prima cosa, accetto la sfida sul senso dell'insegnamento, finito cone le risposte inizio a lavorare su qualcosa, magari lo posto prima del secondo diluvio ^_^
In risposta al primo commento, inizio col dire che trovo il paragone con il modello tolemaico un poco fuori luogo.
Non sto' parlando di insegnare le verita' "di fede" per poi falsificarle, quanto di fare un'analisi spassionata e scevra dal misticismo.
Inoltre, il modello tolemaico viene ancora insegnato, proprio per far capire agli studenti la necessita' di introdurre un nuovo sistema concettuale.
Senza la complicazione degli epicicli non si capirebbe la necessita' per chi aveva a cuore la comprensione di cercare una via alternativa.
Passando ora al secondo commento, non ho negato la matrice illuminista, ma anche questa a sua volta puo' essere vista come prodotto parziale della cultura cristiana oppressiva ed oscurantista, tanto che l'illuminismo spesso sfocia in estremismi aridi pur di distaccarsidal vecchoi modello.
Inoltre direi che e' di origine cristiana la visione di colpa e peccato che abbiamo, come anche la passivita' che Raziom sottolineava nell'altro post.
In fin dei conti secondo la religione cristiano non hai bisogno di preoccuparti della tua vita...basta che fai il bravo e ci pensa la divina provvidenza a proteggerti e riparari i torti.
Per quanto riguarda l'adozione pratica, la bibbia non risultava nella mia lista dei libri necessari (liceo scientifico), ma l'insegnante di religione, da me scrupolosamente evitata, mi risulta l'aprisse eccome!!
In seconda istanza, volevo ritorcerti contro la penna, citandoti il commento al post di raziom "l'alba ed il crepuscolo", in cui nel tuo primo commento citi proprio il nostro ragionare in termini di provvidenza, seppur in chiave ironica.
Il fatto che ti sia venuta spontanea una simile affermazione non e' forse un indice di quanto la religione sia importante nella nostra cultura?
Non bisongna inoltre scordare che l'intercalare piu' diffuso e' tutt'ora la bestemmia, e che come hai fatto giustamente molto correttamente, proprio la religione cristiana fondamentalista sta' avendo una nuova alba, e che questo porta al ritorno dei pamplet atei...
Studiare la bibbia, anche al di là del valore religioso che ha, ma per il valore culturale fondamentale nella nostra civiltà? Sono d'accordo. Studiare i testi sacri in generale? Assolutamente.
In fondo, quando si studia l'Iliade e l'Odissea, o il mito di Muzio Scevola, non è esattamente la stessa cosa? Non li si studia per capire la filosofia dei Greci e dei Romani?
Ma... studiarli a scuola? Vi sarete accorti che una bella percentuale delle persone che frequentano i forum non è in grado di strutturare i discorsi, di usare subordinate o punteggiatura, in maniera inversamente proporzionale all'età? Chi non sa esprimere un'idea in maniera chiara, sequenziale, non sa nemmeno formarla nella mente. Il logos è parola e idea, inestricabilmente. La chiarezza di un discorso è chiarezza intellettuale.
Ciò che si dovrebbe studiare, a scuola, è l'italiano, la matematica, e altre lingue (non solo l'inglese). Tutto il resto, si, è essenziale, ma solo nella misura in cui tutto il resto possa andare a sistemarsi in categorie ordinate, che si formano con lo studio della logica, logica fatta di parole o di numeri.
Qualche settimana fa ascolto al telegiornale che vi è una proposta di introduzione della calcolatrice fin dalla prima elementare. Secondo uno studio americano, questo accorgimento aumenterebbe le capacità dei bambini. Certo, un bambino con la calcolatrice sa fare i calcoli molto più velocemente di uno senza, ci metterei la mano sul fuoco. sarei curioso di sapere come hanno condotto questo studio.
Sconcertato e preoccupato per le prossime generazioni, mando un messaggio al mio Prof di matematica del liceo, per chiedere se è una di quelle notizie che mandano al telegiornale giusto per riempire i buchi, o se è tutto vero.
La risposta è questa: "Non l'avevo ancora sentito, ma è assolutamente plausibile: è una delle tante innovazioni promosse dal ministero della scuola per fare scalpore e nascondere mediaticamente un problema ben più importante, un ulteriore taglio di fondi alla scuola"
Penso che l'introduzione della bibbia faccia parte della categoria di trovate strampalate di cui parlava il mio prof. Così affondiamo la capacità critica dell'italiano medio: gli diamo una calcolatrice quando ha sei anni, bloccandogli lo sviluppo delle capacità matematiche. Poi, quando a quattordici anni approda alle superiori gli parliamo della questione della trinità, lui impara un paio di nozioni leggendosele durante l'intervallo fra una lezione e l'altra, le ripete per scordarsele quel pomeriggio stesso e prende un bel sei, non lodevole ma neanche deprecabile. Naturalmente, in caso di discussioni filosofiche, saprà facilmente citare qualche boiata che ha ascoltato in televisione, in un programma in cui si parlava di Dan Brown o di qualcuno della sua risma, sentendosi anche discretamente informato e intelligente.
In questi tempi di degrado, pensiamo al fattibile.
Posta un commento
Links to this post:
Crea un link
<< Home