domenica, settembre 9

L'alba e il crepuscolo.

Quello che credo sia un buon motivo per iniziare a prendersi seriamente cura di un blog.

Qualche giorno fa, nella Scuola Superiore degli Studi Umanistici, in un seminario dedicato alla Semiotica della cultura, Umberto Eco dice una cosa che mi fa riflettere: dal 1952, Eco tiene un diario, o meglio appunta sinteticamente in un’agendina cose che ritiene importanti, alcuni incontri eccitanti ad esempio, oppure un banalissimo “oggi ho fatto lezione”.
Penso: abbiamo bandito dalla nostra cultura odierna i diari e molta letteratura intimista; ma questo equivale a considerare l’individuo come qualcosa di molto individuale, il privato come nettamente separato dal pubblico. Di qui, la deriva della coscienza civile (sto semplificando, lo so). Dove la storia personale e la storia del mondo si incrocino non so dirlo di preciso, so per ora che ho una grande fame di informazione e discussione. La quantità e la complessità degli eventi non è una cosa che dovrebbe mai spaventarmi: alcuni eventi, anche lontani fra loro, mi si offrono come chiave di interpretazione di altri eventi. Comincio a credere che un evento non sia un blocco da scomporre nelle sue parti, per essere compreso, ma piuttosto un oggetto che ha bisogno di essere posto in relazione con altri, affinchè possiamo coglierne il senso. Stamattina, per esempio, leggendo La Repubblica, ho trovato due notizie, separate tra loro da una decina di pagine di altre notizie.
1) Roberto Saviano pubblica ora sull’Espresso un’inchiesta circa il problema dello smaltimento dei rifiuti. Lo fa con il suo linguaggio forte, con quel bel connubio tra letteratura e giornalismo che abbiamo avuto modo di apprezzare in Gomorra. Dunque, Saviano è molto letto in questo periodo, come se in Italia la gente avesse bisogno di sapere più che mai, avesse bisogno di questi amari romanzi (d’accordo, Gomorra non è affatto un romanzo, ma il contenuto e lo stile sono tali che, se il libro fosse spedito ad un abitante di qualche altro pianeta in grado di comprendere la nostra lingua, sarebbe un plausibile romanzo). La letteratura in questo caso, da’ voce alla realtà.
2) Il governo americano assume cinque scrittori di fantascienza (Arlan Andrews, Jerry Pournelle, Larry Nivon, Sage Walker, Greg Bear), per poter prevedere eventuali attacchi terroristici. Ovvero, il governo americano ritiene che l’immaginifica intelligenza di questi scrittori possa contribuire a preventivare la tipologia di attacco terroristico in virtù di una sintonia, per così dire, tra “menti deviate”. (Non me ne vogliano gli scrittori di fantascienza per l’irrispettoso appellativo della loro attività cerebrale, questo è quanto, in parole semplici, il governo americano ha ideato). La letteratura, in questo caso, crea la realtà.

Cosa dire? Di sicuro la cultura italiana ha più familiarità con la nottola di Minerva..La nostra tendenza (ma mi piacerebbe essere confutata su questo punto) è quella di riflettere suill'accaduto, constatarlo, contestualizzarlo, comprenderlo; poi giustificarlo o condannarlo; farne un fardello della memoria, affinchè in futuro non si agisca per l'appunto con leggerezza - se mi si passa la triste ironia- , affinchè la cosa non si ripeta mai più.
Non ci appartiene troppo l'arte della previsione, l'impiego della classe intellettuale per tracciare le linee di uno sviluppo culturale, sociale, economico, politico: la nottola di Minerva, si sa, inizia il suo volo sul far del crepuscolo, quando è possibile solo guardarsi indietro e cercare di far quadrare le cose o di capire cosa proprio non quadrava. Gli errori nel nostro Paese sono, forse, per lo più errori da omissione.
D’altra parte, se noi italiani ci pronunciamo quando il sole cala, chissà quale alba inverosimile attende i cittadini americani, visto che il governo fa appello alla fantascienza per prevedere uno stato delle cose più o meno imminente. Gli errori dell'America sono, forse, per lo più errori conseguenti azioni - che spesso sono, azioni preventive.
Al di là di tutto, ammetto di avere una sorta di diffidenza istintiva verso questa versione americana di intellettuale integrato, e non mi convince nemmeno l'obiezione che questi cinque scrittori abbiano utilissime competenze specifiche, nel campo della chimica ad esempio (del pari, il crepuscolo italiano mi mette una certa malinconia).
Sarei grata se qualche sociologo, politologo, letterato, o chiunque altro avesse voglia di fermarsi e riflettere con me sulla relazione tra questi due fatti, e mi illuminasse in proposito.
Raziom